Abbiamo sempre parlato dell’argomento bullismo visto dalla parte delle vittime. E se per una volta ci accingessimo a metterci dall’altra parte del fiume? Se per una volta guardassimo l’altra faccia della medaglia?

Se per una volta pensassimo: “E se il bullo è proprio mio figlio?”

L’analisi delle situazioni spiacevoli e di disagio in cui si trovano le vittime di bullismo, è sempre posta sotto i riflettori. Tuttavia, nella più plausibile delle ipotesi, un’analisi la si deve fare all’origine, alla fonte: nella mente dei bulli.

I segnali che possono farci capire se ci si trova davanti a un bullo

Diversi possono essere i fattori da considerare nell’analisi di un potenziale comportamento da bullo. In questo, insegnanti ed educatori hanno un ruolo fondamentale: quello di segnalare azioni sospette.

Alcuni esempi?

La resa scolastica di un bullo è spesso molto scarsa, perché tende a ribellarsi alle leggi che regolano i comportamenti tra individui. Nel gioco del non rispetto delle regole si inserisce quindi anche il non fare i compiti e il non studiare. Stessa cosa vale per il senso di colpa. La totale assenza di sensi di colpa, porta il ragazzo e la ragazza bulli a parole spiacevoli, insulti, scherzi poco gradevoli e poco simpatici e, di conseguenza, al ripeterli costantemente.

Questo è un altro aspetto importante. Molti ragazzi ridono giocano e scherzano tra di loro, ma una cosa è scherzare in modo positivo e una tantum, una cosa è farlo in modo continuativo e senza rispetto. In questo, i docenti devono essere molto molto attenti. Le battute pesanti, gli scherzi di cattivo gusto e gli insulti insopportabili e personali, vanno tenuti sotto la lente di ingrandimento.

Attenzione che deve essere data anche quando i ragazzi sono in gruppo. I bulli agiscono per volontà di notorietà e di successo e come arrivarci se non tramite la visione da parte degli spettatori? Se un ragazzo agisce in modo spropositato e aggressivo più e più volte sulla vittima, egli è con ogni probabilità un bullo.

E sapevi che questo può avvenire anche sul web? Qui trovi un articolo sui pericoli delle chat di gruppo.

I comportamenti aggressivi possono poi trasformarsi in violenza: percosse, gestacci, schiaffi, spintoni, risse, sono tante azioni che un bullo è portato a fare. Questo denota mancanza di approccio sano e positivo al confronto.

Cosa dovrebbe fare un genitore se scoprisse che il proprio figlio o figlia è in realtà un bullo?

Il passo principale è quello di osservare. Osservare i comportamenti dei ragazzi, da quando sono a casa, a tavola, ai video game o con gli amichetti al parco, è importantissimo per avere delle prime avvisaglie.

Parlare poi con gli insegnanti, qualora ci fossero dei sospetti. I docenti vivono con i ragazzi tanto tempo e hanno tutti gli strumenti per comprendere se ci sono episodi spiacevoli.

Una volta appurato che nostro figlio è il bullo della classe, il dialogo diventa la terza arma per sconfiggere questo male. Molto spesso i bulli sono ragazzi che vivono un disagio familiare, dovuto a mancanze di affetto, assenza dei genitori per più disparati motivi o di un’infanzia travagliata. Spesso provengono da realtà violente o che hanno subito dei traumi.

Parlare con questi ragazzi e non isolarli è importante: è importante dare loro la possibilità di tirare fuori l’eventuale malessere e migliorarsi.

Lo scopo è quello di educare, non di punire.