Sapevi che i discorsi e le parole d’odio online portano ad un aumento dei crimini contro le persone che rappresentano una minoranza?

Non ci si pensa quasi mai, ma molti messaggi di discriminazione verso razza, religioni, etnie, genere, identità di genere, orientamento sessuale, origine, disabilità e altro che rappresentino una qualsivoglia diversità, popolano il web il modo massivo e si insediano nella mente di chi legge e soprattutto dei più giovani.

Il web e l’odio

L’incitamento all’odio viaggia molto veloce sul web, dai social alle piattaforme di condivisione ai forum e diventa veicolo di messaggi fuorvianti. Gli adulti riconoscono facilmente un discorso che inciti all’odio, mentre per i ragazzi e i bambini questo non accade perché non ne hanno ancora contezza. I bambini sanno quando cyber-bullizzano una persona ma potrebbero non aver consapevolezza dei messaggi subliminali o dei commenti di odio che si insediano nelle loro menti, condizionandoli poi nelle scelte future, sfociando poi in atti violenza. I meme sono esempi lampanti di come alcuni messaggi carichi di odio possano sembrare scherzi.  La diffusione di certi meme, non fa altro che rendere popolare e tollerabile qualsiasi tipo di messaggio d’odio, aiutando chi sostiene queste teorie nella diffusione di violenze.

Razzismo, xenofobia, omofobia, misoginia e altre forme di intolleranza viaggiano tutte sullo stesso binario: la tolleranza della veicolazione di certi messaggi. Le persone non si svegliano una mattina con l’odio nel cuore, ma vengono condizionate da tanti messaggi che passano ovunque, in tv ma anche e soprattutto su internet. Ed è qui che viaggia a una velocità supersonica, anche sulle piattaforme su cui un genitore pensa non ci possano essere.

Dove si insedia l’odio

Un esempio è Youtube. Qui si trovano contenuti sempre più “estremi” che invogliano e incuriosiscono gli spettatori a guardare altri video. YouTube ha rimosso 500 milioni di commenti. Altro esempio è Facebook, dove ogni giorno ci sono migliaia di conversazioni piene di minacce. Solo nel primo trimestre del 2020, Facebook ha rimosso 9,6 milioni di contenuti che considerava come incitamento all’odio. Anche Instagram ha ospitato contenuti estremisti, poi rimossi. I videogiochi sono uno dei veicoli più grandi per i messaggi carichi di violenza. Le piattaforme di social media si riempiono costantemente di nuovi contenuti, di commenti con linguaggio violento.

Cosa può fare un genitore

E’ importante dare l’opportunità ad un bambino che ha vissuto, letto, visto immagini o messaggi di odio, di esprimere le proprie emozioni. Parlare è sempre il primo passo per far comprendere quanto certi messaggi possano essere dannosi per la sua crescita e quanto possano influire sul suo futuro da cittadino del mondo e del web.

Cosa si può fare prima 

La prima cosa che si può fare per ridurre questo fenomeno, è segnalare. L’incitamento all’odio viola le condizioni di utilizzo per la maggior parte dei siti Web quindi si può segnalare. Si può anche bloccare una app che si crede possa essere veicolo di odio (questo puoi farlo con Keepers!). Un altro strumento è la “non condivisione”. Più persone sanno della violenza più ne saranno ispirati. Non condividerlo perché farlo può creare un’arma di gregge che farà sentire tutti quelli che praticano odio e violenza al sicuro, indifferenti a quanto accade e non più singoli responsabili.

Come genitori, insegnanti, mentori, dobbiamo aiutare i bambini a capire la differenza tra uno scherzo e un pericolo reale. Da adulti, abbiamo un ruolo importante da svolgere nel loro viaggio nel diventare cittadini del mondo (e digitali) consapevoli.

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