Cyberbullismo e Adolescenza: come proteggere i tuoi figli dal lato oscuro della Rete

da | Cyberbullismo

L’adolescenza è il momento segreto in cui tutto si decide. La fase più delicata e importante, in cui si forma la nostra identità. L’attimo in cui i pezzi del puzzle si compongono per dar vita ad una nuova anima. Un periodo di transizione durante il quale avvengono cambiamenti imponenti fisici e psicologici.

Non è sempre facile relazionarsi coi propri figli durante questa fase: la paura di non essere all’altezza di un mondo che non è come lo si immaginava può giocare brutti scherzi, soprattutto quando si viene esposti a minacce e pericoli di cui ignoravamo l’esistenza.

Primo tra tutti, il cyberbullismo, la piaga sociale che devasta migliaia e migliaia di adolescenti ogni anno. Proprio per questo, oggi cercheremo di identificare quanto più possibile tale fenomeno, attraverso una disamina sulle diverse figure che intercorrono.

 

Cyberbullismo: cos’è, come agisce e chi colpisce

 

Immagine animata di due ragazzine che compiono atti di cyberbullismo su una terza ragazzaEra il 2002 quando per la prima volta Bill Belsey, educatore canadese, coniò il termine cyberbullying. Lo stesso fu ripreso dallo studioso Smith nel 2006 che ne propose una definizione in linea con quella del bullismo, ossia “una forma di prevaricazione volontaria e ripetuta nel tempo, attuata mediante uno strumento elettronico, perpetrata contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento, che non riesce a difendersi“.

Da queste parole, si evince come l’impianto dei due fenomeni (bullismo e cyberbullismo) sia il medesimo: prevaricazione e violenza sia fisica che psicologica sui soggetti che vengono considerati “più deboli”. L’unico aspetto che cambia è il campo d’azione: l’attacco prevaricante non avviene più in spazi definiti, ma nei luoghi virtuali della rete.

La vittima può essere colpita in ogni momento, in ogni istante: proprio per questo nessuno può essere escluso dall’attacco del cyberbullo (di cui approfondiremo in seguito personalità e caratteristiche). Le molteplici modalità con le quali il cyberbullismo si diffonde evidenzia che siamo di fronte a un fenomeno senza eguali, a tratti inarrestabile e molto complesso. Sms, e-mail, chat rooms, messaggi istantanei e tanti altri sono gli strumenti utilizzati dai bulli per sferrare il proprio attacco.

Era il 2007 quando gli studiosi Aftab e Smith inserirono tra le forme di bullismo anche il Cyberbashing o Happy Slapping. Con queste terminologie si intende indicare tutte quelle aggressioni avvenute nella vita reale e videoregistrate per poi essere diffuse tramite i canali digitali, perpetuando un’altra forma di aggressione, che amplifica la prima.

 

Dal cyberbullo agli spettatori della Rete: le figure del cyberbullismo

 

Col passaggio al digitale, tutto intorno a noi è cambiato, o meglio, si è evoluto. Il modo di comunicare, gli spazi in cui costruire nuove relazioni, il dar vita ad un’identità diversa dalla nostra. Proprio come se fossimo uno, nessuno e centomila. La meticolosa costruzione del proprio profilo digitale consente di arginare alcuni aspetti della nostra personalità e potenziarne altri. Per questo, un utilizzo improprio di tale potere può avere impatti veramente disastrosi sulla società, come l’annidarsi del cyberbullismo.

 

La personalità del cyberbullo: tra instabilità emotiva e mentale

 

Immagine di un bulloInstabilità emotiva, bisogno di gratificazione, intolleranza e mancanza di empatia: queste sono soltanto alcune delle caratteristiche che formano la personalità del cyberbullo. Identità fragili, con bassi livelli di autostima che cercano di affermarsi nel “branco” imponendo il loro pensiero. Esercitano con violenza fisica e psicologica il potere alla ricerca di riconoscimento, prevaricano gli altri perché non conoscono altro modo di relazionarsi.

Tantissime sono le cause che possono portare determinati adolescenti a passare dall’altro lato della medaglia: scegliere di diventare i carnefici della Rete. Il contesto in cui crescono, il modello educativo (troppo autoritario o permissivo), esperienze sbagliate che li hanno devastati nel corso del tempo e formati negativamente.

Gli studiosi Kowalski e Limber, nel 2007, hanno evidenziato quattro ruoli fondamentali del cyberbullo:

1. Angeli vendicatori. Soggetti che utilizzano le proprie competenze informatiche per perpetrare azioni di cyberbullismo. Cercano in Rete la risposta alle proprie sofferenze e sono animati da uno spirito di vendetta. Un torto subito, un attacco di bullismo che trasforma la vittima a sua volta in un cyberbullo.

2. Avidi di potere. Soggetti che cercano di nascondere le debolezze e insicurezze della vita reale attuando atti prevaricanti sugli altri. Non si nascondono dietro profili finti, proprio perché il loro fine è ottenere popolarità, un obiettivo irresistibile.

3. Inconsapevoli. Cyberbulli che non si rendono pienamente conto che le loro azioni abbiano serie conseguenze sulle vittime. Non hanno l’intenzione di nuocere ma purtroppo usando in maniera errata gli strumenti della Rete commettono azioni offensive e dannose per chi è destinatario dei loro messaggi.

4. Aggressivi per noia. Tutto per loro è fonte di divertimento. Sono alla ricerca costante di passatempi per riempire il vuoto delle loro vite, per colmare la tristezza di un’infanzia infelice scaricando sugli altri le proprie frustrazioni.

Non sempre il cyberbullo decide di rendersi visibile: in molti casi, si nasconde dietro la costruzione di avatar, di identità alterate. Approfitta dell’anonimato per dar voce alla propria aggressività. Cosa che non sarebbe accaduta nella vita reale. Assistiamo in questi casi ad una vera e propria depersonalizzazione del cyberbullo, che allontana da sé le proprie azioni associandole a profili fake.

 

La cybervittima e gli attacchi in Rete: come difendersi?

 

Illustrazione di un ragazzo che naviga in reteRispetto al cyberbullo, definire la personalità della cybervittima è più difficile, proprio perché in Rete tutti possiamo divenire potenziali bersagli. Tuttavia, è possibile evidenziare tratti comuni di tali identità. Primo tra tutti, una forte sensibilità, accentuata anche dalle sofferenze che hanno segnato la propria vita. Attimi di puro terrore psicologico e fisico che hanno lasciato un segno indelebile nella propria personalità. Chi subisce atti di bullismo o cyberbullismo spesso li riconosci dal viso: hanno uno sguardo spento, privo di ogni luce e un sorriso forzato sulle labbra, per nascondere il dolore che logora la loro anima. Molto spesso, infatti la solitudine e l’isolamento sociale sembrano essere le uniche vie di fuga per fuggire da quel male che ha sconvolto la propria esistenza e si cerca una scappatoia da un destino troppo crudele.

Proprio per questo, prevenire episodi di cyberbullismo è fondamentale, se non lo si fa si rischia di incorrere in situazioni dalle quali sarà difficile uscirne. Non è così semplice chiedere aiuto, non è così semplice ribellarsi e trovare la forza di dire basta. Forse questo è il tratto più segnalato nelle personalità delle cybervittime.

 

Gli spettatori della Rete: ignavi o incoscienti?

 

Illustrazione di un bambino che viene preso di mira dal branco in reteIl concetto di comunità e di aggregazione ha trovato una vera e propria evoluzione in Rete. Fu lo stesso Wellman nel 2004 a introdurre il concetto di Glocalization, ossia l’unione di globale e locale.

Il confine tra privato e pubblico subisce una mutazione definitiva: gli spazi virtuali annientano “l’intimità” della vita reale e fanno della condivisione l’unico principio di sopravvivenza.

E così ci ritroviamo protagonisti e spettatori di una nuova realtà. Utilizziamo gli strumenti della Rete per guardare ciò che accade nelle mura delle altre persone, spesso in maniera del tutto silenziosa. E questo, purtroppo, accade anche quando assistiamo ad episodi di cyberbullismo. La violenza passa nelle nostre anime, attraversa il nostro sguardo ma non ci spinge ad alcuna reazione. Ignavi continuiamo ad osservare il cyberbullo di turno scagliarsi contro la vittima predestinata e non riusciamo ad agire, a fermarlo. O nel peggiore dei casi, ci aggreghiamo al branco e diamo vita ad una battaglia sociale e virtuale senza esclusioni di colpi.

Come genitori, siamo obbligati invece a combattere tutto ciò, a difendere e tutelare i nostri figli dai pericoli della Rete, e pertanto, dobbiamo utilizzare gli stessi canali digitali, gli stessi strumenti che diventano le armi dei cyberbulli. Keepers ti aiuterà in questa missione, scopri come.

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