Il progetto di educazione alla cittadinanza del liceo Machiavelli con la Dante Alighieri. Il linguista Serianni: «La lingua corretta non è solo quella grammaticalmente ineccepibile ma quella che non offende. La scuola deve farsi carico di questa emergenza»

Il bullismo è un fenomeno dilagante ed è per questo che è necessario contrastarlo utilizzando tutti gli strumenti possibili, ivi compreso quello della lingua corretta. Così un anno e mezzo fa è nato il progetto «Nel mezzo del cammin di nostra scuola» da un incontro tra la società culturale Dante Alighieri e i docenti del Liceo Statale Niccolò Machiavelli, conclusosi il 24 maggio con la premiazione degli studenti che hanno proposto le idee comunicative più efficaci contro il cyberbullismo. La cerimonia si è tenuta alla presenza delle classi terze che hanno riempito con entusiasmo il cortile di Palazzo Firenze a Roma, luogo della Dante Alighieri, insieme agli ideatori e responsabili del progetto. Tra questi, la dirigente scolastica Elena Zacchilli del Liceo Machiavelli ha voluto sottolineare che «parlare di prevenzione, significa far rendere conto gli studenti di qual è il valore e il peso delle parole, che purtroppo nella vita virtuale spesso vengono dematerializzate, perdono il loro senso con conseguenze devastanti per chi subisce, come vittima, questo peso». Mentre, il Presidente del comitato Roma della Dante, il ProfessorGiovanni Di Peio, ideatore del progetto di prevenzione al cyberbullismo avviato insieme al vicesegretario Andrea Vincenzoni, ha colto l’occasione per citare il rapporto sulla condizione giovanile della fondazione Giuseppe Toniolo, per sottolineare il dato che quasi il 78 per cento dei millennials italiani riconosce nella scuola il percorso fondamentale di crescita, rilevandone al contempo l’insufficienza di pragmatismo, flessibilità e apertura.

Le parole sono pietre

Presente anche il linguista e vicepresidente della Dante Luca Serianni, il quale ha citato un celebre titolo di un libro di Carlo Levi, Le parole sono pietre: «L’idea è che la lingua possa avere delle conseguenze molto nette nella vita reale. Pensiamo al verbo offendere, che ora significa aggressione verbale, mentre in latino aveva valore concreto (urto), aveva una ricaduta fisica e, come spesso capita nella lingua, alcuni significati antichi sono restati in alcune nicchie semantiche, ad esempio in medicina l’organo offeso è quello che ha subìto un danno». Il senso dell’iniziativa, come ha spiegato il Professor Serianni, è quello di raggiungere una cittadinanza digitale consapevole, un obiettivo di tutta la scuola superiore di secondo grado di qualunque tipo, dove si sia consapevoli cittadini nel pieno dei propri diritti e doveri in grado di dare il proprio contributo adulto alla società. «Il mondo digitale comporta una responsabilità maggiore – ha sottolineato il linguista – perché c’è la possibilità che questa offesa diventi virale, raggiungendo un numero potenzialmente infinito di persone. E’ un materiale estremamente delicato da maneggiare ed è un dovere trasversale di qualsiasi essere umano quello di non ferire inutilmente il prossimo, e solo i casi più evidenti si traducono nell’insulto».

La lingua corretta (non solo grammaticalmente)

Infine, la responsabile scientifica del progetto per la formazione dei docenti, la linguista Cecilia Robustelli, ha posto l’accento sull’importanza di sensibilizzare i ragazzi all’uso corretto della lingua italiana, inteso non solo in senso grammaticale, ma anche relazionale, sociale e civile, un uso che non sia violento e non abbia contenuti discriminatori, e che sia piuttosto capace di favorire rispetto e integrazione. In sostanza, la lingua è innocua ma non le azioni che può contribuire a indicare. La possibile discriminazione la si fa proprio attraverso un uso incauto e a volte inconsapevole della lingua, su caratteristiche fisiche e psichiche, o nei confronti delle minoranze, ad esempio verso gli immigrati, o di genere, una discriminazione inconsapevole e pervasiva: le offese possono essere fatte sia con modi sguaiati o gridati ma anche in maniera gentile e inconsapevole. «Il fine di questo progetto – conclude la responsabile – è imparare un uso corretto della lingua italiana ma anche un uso corretto della relazione e della crescita, che è poi uno dei fini ultimi dell’educazione scolastica».

(Fonte Corriere.it)

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